Perché oggi è sempre più difficile avere un figlio?
- Nadia Zimotti
- 5 giorni fa
- Tempo di lettura: 3 min

Ci sono domande che non riescono più a lasciarmi e una di queste mi accompagna da anni.
Perché sempre più persone fanno fatica ad avere un figlio?
Viviamo nell'epoca della medicina più avanzata.
Conosciamo gli ormoni meglio che mai.
Disponiamo di esami sempre più precoci e di tecniche che fino a pochi anni fa sembravano impensabili.
Eppure l'infertilità continua ad aumentare.
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, oggi circa una persona su sei sperimenta un problema di infertilità nel corso della propria vita.
È un dato che mi fa riflettere.
Quando si parla di desiderio di avere un figlio, la nostra mente inizia immediatamente a cercare una spiegazione:
Un ormone.
Una diagnosi.
Un integratore.
Un valore alterato negli esami.
Un trattamento.
Una soluzione.
Ma se la fertilità fosse molto più della semplice capacità biologica di concepire?
La ricerca scientifica continua a studiare molte possibili cause:
Lo stress cronico.
La mancanza di sonno.
Le malattie metaboliche.
L'esposizione a sostanze chimiche.
Gli interferenti endocrini.
Il fumo.
L'alcol.
L'obesità.
L'età sempre più avanzata in cui si cerca una gravidanza.
Probabilmente nessuno di questi fattori agisce da solo ed è giusto che la scienza continui a cercare risposte.
Ma, nel mio lavoro, sento che questa non è ancora tutta la storia.
Ogni giorno incontro donne con esami perfetti.
Donne che fanno "tutto bene".
Mangiano con attenzione.
Assumono integratori.
Si informano.
Fanno tutto ciò che viene consigliato.
Eppure sentono che manca qualcosa.
Ed è proprio lì che, per me, inizia un'altra prospettiva.
Nell'Ayurveda esiste una parola --> Ojas.
Spesso viene tradotta come forza vitale.
Per me è molto di più.
Ojas rappresenta il risultato di come viviamo ogni giorno.
Di come digeriamo.
Di come dormiamo.
Di quanto il nostro sistema nervoso si senta al sicuro.
Di quanto sappiamo rigenerarci.
Di quante riserve possiede ancora il nostro organismo.
Una persona può lavorare.
Allenarsi.
Sorridere.
Essere produttiva.
E, allo stesso tempo, essere profondamente esaurita!
È qualcosa che oggi vedo sempre più spesso.
A volte mi chiedono:
"È colpa delle onde elettromagnetiche?"
"È colpa dell'inquinamento?"
"Delle nuove tecnologie?"
"Della plastica?"
La mia risposta sorprende molte persone.
Io non credo che la domanda sia questa.
Credo che la vera domanda sia un'altra.
Quanto è vitale il corpo che incontra tutte queste influenze?
Un organismo ricco di risorse reagisce in modo diverso rispetto a un organismo che vive da anni in uno stato di sopravvivenza.
Questo non significa che i fattori ambientali non abbiano alcun ruolo.
Ma forse anche il nostro stato interiore determina il modo in cui il corpo risponde a ciò che lo circonda.
Ed è qui che nasce la riflessione che più mi accompagna.
Forse non dovremmo chiederci soltanto:
Che cosa ci fa ammalare?
Forse dovremmo iniziare a domandarci:
Che cosa ci ruba, ogni giorno, la nostra forza vitale?
Forse la fertilità non si perde da un giorno all'altro.
Forse la perdiamo poco alla volta.
In una vita senza pause.
Nel bisogno continuo di fare.
Nello stress che non finisce mai.
In un'alimentazione che riempie lo stomaco ma non nutre davvero.
In un corpo che continua a funzionare, ma che da tempo ha smesso di rigenerarsi.
E poi ci chiediamo perché proprio quel corpo faccia fatica ad accogliere una nuova vita.
Non credo che potremo comprendere davvero la crisi della fertilità osservando soltanto gli ormoni. Credo che sia arrivato il momento di tornare a guardare l'essere umano nella sua interezza.
La sua vitalità.
La sua capacità di recuperare.
Il suo sistema nervoso.
La sua forza vitale.
Forse non stiamo perdendo la fertilità soltanto a causa del mondo in cui viviamo.
Forse la stiamo perdendo anche perché abbiamo dimenticato come si coltiva la forza vitale.
Non ho la risposta definitiva e ce un altra riflessione di qui vi parlerò nel prossimo BLOG.
Ma credo che questa sia una delle domande che meriti di essere esplorata.
E forse è proprio da qui che può iniziare un modo completamente nuovo di guardare alla fertilità.
Con cuore
Nadia




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